I centauri: “A Monza serve più sicurezza stradale”.
Comune pronto all’incontro.

15 Gennaio 2018

Ci sarà un incontro al vertice nelle prossime settimane, sul tappeto la sicurezza stradale di Monza.
A richiedere un confronto all’amministrazione comunale è l’associazione no profit “2nove9 Bikers Care”
che ha offerto il suo supporto al comune segnalando le aree interessate.Diversi i tratti messi sotto la lente e da discutere.
Alcuni dei quali sono costati la vita alle persone coinvolte nei sinistri. Strade dissestate, guard rail rivoltati, pochissimi segnali e tanti pericoli,
questa la situazione messa in evidenza dall’associazione.
 “Le prime segnalazioni risalgono a giugno 2016, ma la precedente amministrazione non ha mai preso in considerazione la questione.
Non ci ha mai ricevuti. Diversa la risposta della giunta attuale che si è detta disposta, in particolare l’assessore alla partita Simone Villa,
ad incontrarci nelle prossime settimane” ha spiegato il presidente di 2nove9, Roberto Cancedda.
Fil-rouge che collega l’area compresa tra viale Marconi e viale Sicilia, passando per il viale delle Industrie, è la pericolosità del tratto dovuta alla poca manutenzione. L’associazione ha riscontrato come molte mancanze si trovino proprio in questa zona e caso vuole che, proprio viale delle Industrie, sia una delle strade più battute di Monza ogni giorno da automobilisti e motociclisti.
Ecco alcuni dei tratti finiti sotto il mirino di “2nove9 Bikers Care”:

L’INCIDENTE MORTALE SU VIALE FERMI, COSTATO LA VITA DI UN NEONATO


Gravissima la situazione del tratto di strade di viale delle Industrie, dove ha perso la vita il piccolo Thomas Liam di pochi mesi, lo scorso novembre.

“In queste foto si vede come il veicolo condotto dal padre del piccolo Thomas Liam sia andato a collidere contro un guard rail
montato al contrario. L’effetto, anziché quello di assorbire l’urto se fosse stato preso dalla parte giusta, è stato quello di proiettare il veicolo verso l’altro lato della carreggiata, con lesioni devastanti anche sia per il conducente che per la sua compagna: a prescindere dai sistemi di ritenuta o dal tasso alcolemico, è evidente che, anche in questo caso, una sbandata contro una barriera in quelle condizioni non da margini di salvezza.
 Quelle barriere sono progettate per resistere ad urti contro dei TIR, quindi va da sé che impattarci contro dal lato sbagliato equivale a prendere in pieno un palo”, ha spiegato il presidente dell’associazione Roberto Cancedda.
Inoltre, allo svincolo si nota anche la barriera dissuasoria rotta da un incidente e mai ripristinata.

VIALE DELLE INDUSTRIE
Viale delle Industrie impone, oggi, un limite di velocità di 70 km/h. Limite che non tutela la vita degli automobilisti che, solo sbandando leggermente, potrebbero finire sul manto erboso a causa della mancanza di barriere idonee.
Sfiorare l’erba con la ruota e finire sul prato equivale a finire su una lastra di ghiaccio, a 70 km/h.
Nemmeno la frenata basta, perché andrebbe a terminare su un ostacolo fisso, proprio come è successo ad un ragazzo di poco più di vent’anni
che ha perso la vita in questo tratto.
“Purtroppo le foto testimoniano che un ragazzo, poco più che ventenne, non ce l’ha fatta. In questo caso non è indispensabile una velocità elevata od un tasso alcolemico nel sangue, è sufficiente che un veicolo sbandi ed a sua volta, per riflesso, faccia sbandare chi sopraggiunge sulla corsia di sorpasso per rendere inefficacie qualsiasi manovra di rientro nella carreggiata”, ha precisato il presidente di 2NOVE9.
Il tratto di strada di viale delle Industrie, inoltre, incontra quello che da anni ormai, è cantiere per la costruzione della passerella sopra la nota
"rotonda killer"’", denominata così dopo alcuni incidenti mortali.

L’INCROCIO TRA VIA FERMI E VIA MARCONI
Una situazione davvero al limite, quella dell’incrocio tra via Fermi e via Marconi. Il guard rail – che dovrebbe attutire gli urti in caso di incidente –
versa in condizioni pietose: in alcuni punti risulta completamente rivoltato, creando una vera e propria lama tagliente.
A causa dei molti incidenti – di cui si possono vedere i detriti sparsi – il guard rail non è più in grado di svolgere il suo compito originale e non viene ripristinato. Le basi del guard rail dovrebbero proteggere i veicoli che transitano ma, una volta rivoltate, potrebbero costare la vita ad un motociclista in seguito ad una sola scivolata.Le sue lame, infatti, si estendono per diversi metri lungo la ‘via di fuga’ del motociclista,
determinando eventuali amputazioni anche a basse velocità.
Ad aggravare una situazione già abbastanza critica, c’è la mancanza di segnalazioni adeguate.
“I lampioni presenti sono spenti di notte, la segnaletica orizzontale è pressoché assente o consumata”, ha precisato Roberto Cancedda.

AREA DEL DEPURATORE DI SAN ROCCO
Sotto la lente di ingrandimento anche la strada che da San Rocco porta al depuratore, per tornare verso viale delle Industrie.
Numerosi gli urti contro il guard rail, che hanno reso inefficienti i dispositivi. Ad aggravare la questione ci sarebbe la pista ciclo-pedonale che passa proprio sotto il tratto: se i guard-rail non sono in grado di svolgere la loro funzione e l’asfalto è deteriorato, qualsiasi veicolo
potrebbe sfondare la barriera e finire su pedoni e ciclisti.

VIALE SICILIA
Sul tavolo anche le condizioni di via Sicilia che, oltre ad avere una segnaletica orizzontale quasi inesistente, pericolosa per le ore serali
e di scarsa visibilità, presenta un guard rail completamente distrutto e spostato a lato della strada.

 
L’AGGRAVANTE
“Quello che mi stupisce – ha spiegato il presidente Cancedda – è che le assicurazioni pagano un risarcimento per rimettere in sesto le aree colpite, ma in questi casi non è stato fatto nessun tipo di intervento”. A conferma della tesi di Cancedda anche gli arbusti sparsi lungo i guard rail che denotano la mancanza della manutenzione ordinaria, cresciuti proprio dove il dispositivo è uscito dal suo binario a seguito di un sinistro e a giudicare dalle piante, potrebbero essere cresciute in una decina d’anni.
“Quello che mi preme sottolineare – ha continuato Roberto Cancedda – è che in caso di incidente, con la legge sull’omicidio stradale, le assicurazioni possono rifarsi sul comune o sull’organo di competenza per cifre esorbitanti, nel caso in cui quest’ultimo avesse ricevuto segnalazioni senza provvedere alla sistemazione del tratto”.
   
LA RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE
La situazione è stata segnalata alla precedente amministrazione comunale che, però, non l’ha nemmeno protocollata, ignorando i continui solleciti da parte di 2NOVE9. “Abbiamo ricevuto una dichiarazione di competenza territoriale da parte del Prefetto, il quale ci ha indicato nel Comune di Monza il responsabile nella gestione della sicurezza stradale del tratto segnalato”, ha confermato Cancedda.
Diversa, infatti, è stata la risposta dell’attuale giunta che, dopo un incontro diretto dell’assessore Arena con l’organizzazione no profit,
ha invitato il presidente a prendere contatti con l’assessore di competenza, Simone Villa che ha confermato:
“L’assessore Arena mi ha parlato della situazione martedì scorso in giunta, sono disposto ad incontrare l’associazione e lo farò a stretto giro.
Già da mesi stiamo affiancando il monitoraggio degli uffici tecnici con le segnalazioni che ci arrivano dai cittadini e, ancora di più, dalle associazioni che rappresentano in maniera organizzata gli utenti“.
 
L’ORGANIZZAZIONE 2NOVE9 BIKERS CARE
“Aiutiamo le famiglie di chi ha avuto gravi incidenti stradali e non solo: il nostro obiettivo principale è quello di prevenirli, facendo capire
agli organi competenti l’importanza di una corretta manutenzione per contenere i danni di eventuali incidenti.
Ciò che ci interessa è la diffusione della cultura della sicurezza su strada”, ha spiegato Roberto Cancedda, presidente dell’associazione.

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Francesca Zonca
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